- Perché l’architettura?
- Nessuna cosa è spiegabile di per se stessa: c’è una migliore descrizione di un cubo rispetto a quella della sua costruzione?
Nonostante il titolo è poca l’architettura che si vede in “The brutalist” di Brady Corbet. E che peccato sia così deludente il risultato di un film “ispirato” all’architetto e designer ungherese esponente del Bauhaus Marcel Breuer, interpretato da Adrien Brody con il nome di László Tóth che invece è stato il “martellatore” - negli anni ‘70 - della “Pietà Vaticana” di Michelangelo. Più di tre ore di film per un simbolismo da studente di liceo a partire dalla statua della Libertà capovolta allo stupro del padrone/mecenate ai danni dell’artista nella cava dei marmi di Carrara fino a un didascalico spiegone dei progetti a una Biennale Architettura. C’è da rimpiangere “La fonte meravigliosa” di King Vidor con Gary Cooper che almeno un po’ di Frank Lloyd Wright lo faceva vedere. E per il mal di vivere ci sono le ossessioni di Peter Greenaway con “Il ventre dell’architetto” in una Roma insolita e illuminata dal basso, crudele e barocca.

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