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Visualizzazione dei post con l'etichetta Vincent van Gogh

le informazioni di vincent

È una sera che il fiore mi pesa E le stelle mantengono i loro segreti Più freddamente che mai Guardo le mie povere cose sono alcune delle “Informazioni di Vincent” che Francesco De Gregori, dal suo omonimo album del 1974 da lui stesso definito come «il disco più brutto che ho fatto» (quello con l’agnello in copertina), canzone scritta subito dopo aver tradotto in italiano ‘Vincent’ (Starry, Starry Night) di Don McLean dove la notte stellata è ovviamente un noto quadro del pittore olandese. La stanza di Van Gogh ad Arles ricostruita per un AirBnb a Chicago, 2016

la velocità (II)

Vincent Van Gogh va velocissimo e in Provenza, ad Arles, proveniente prima dalla campagna olandese e poi da Parigi, nel settembre del 1888, all’improvviso, ha un’illuminazione: il colore puro. Scrive a Theo, il fratello: «per arrivare a questo giallo stridente che ho raggiunto quest’estate ho avuto bisogno di un po’ d’esaltazione» . E’ anche il periodo della impossibile convivenza con Paul Gauguin e del tentativo di aggressione che si trasforma in autolesionismo. «Ora riuscirò a fondere quegli ori e quei toni di fiori, il primo venuto non riesce a farlo, ci vuole tutta l’energia di un individuo» . Segue l’alternanza di depressioni e fasi euforiche, in due mesi 80 opere, una al giorno. Il resto della storia è noto, non c’è il lieto fine. E non andrà meglio neppure a Gauguin. Paul Gauguin - The Painter of Sunflowers (Portrait of Vincent van Gogh), 1888

l'ultima cena

Alcuni dicono che sia la visione dell’ultima cena contando le figure agli estremi, nera in entrata e gialla sulla strada, ma soprattutto quella centrale tra i tavoli, in bianco. Vincent Van Gogh - Café Terrace at Night, 1888